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Recensioni su L'Arcangelo

Prezzo rilevato
75 €
Cucina: 10
Ambiente: 8
Servizio: 10
Globale: 8 su 10
recensione scritta il 03 02 2009
di iavacc
PRO: cucina impeccabile, servizio eccellente    CONTRO: nessuno
Mi perdonerà Arcangelo Dandini, eccellente persona ed "oste" - la definizione che dà di sè sta stretta, e forse tradisce un pizzico di narcisismo, ma la falsa modestia se la possono permettere solo quelli veramente bravi - se sarò piuttosto breve, ma Dio è nei dettagli, e si vede che Arcangelo è persona veramente timorata di Dio. Mangiare all'Arcangelo mi ha veramente riconciliato con il mangiar fuori, con la piacevolezza di accompagnare un buonissimo vino al cibo; mi ha fatto ricordare che in effetti a Roma ci sono posti dove si può mangiare finalmente bene, e dove le aspettative, anche elevate, non vengono tradite. Si dice che il padre affettuoso bacia i figli nel sonno: ebbene Arcangelo da padre amorevole si è preso cura di noi (come di tutti i commensali) con la discrezione, l'amabilità, la complicità di un vecchio amico. Solo quando alla seconda portata si è reso conto di quanto fossimo soddisfatti si è davvero rilassato, e ha moltiplicato gli sforzi per farci terminare "alla grande" un pasto cominciato benissimo, dall'"amuse bouche" - una vellutata di patate eccellenti con un cialdina di parmigiano stravecchio. Delicato equilibrio, nessuna collosità, puro velluto al palato. Menu degustazione, al quale sono state concesse tutte le variazioni che volevamo (se fossi una guida seria ci scapperebbe un bel bonus) e poi nell'ordine, più o meno: la celebrata "trippa di magro" (la rifarò a casa e stupirò i miei amici). Potenza della suggestione, degli aromi o perfezione nella tecnica della cottura della frittata, ho avuto la sensazione di avere trippa vera nel piatto. Poi la crema di ceci con vongole. Anche qui equilibrio davvero da giocoliere. Mi perdonerà Arcangelo ma è stato l'unico piatto meno riuscito, secondo me , ma non è colpa dello chef, semmai delle vongole che, pur di buona qualità e cucinate in maniera eccellente, non erano particolarmente saporite. A seguire: due assaggi di primi, tonnarelli cacio e pepe che solo Antonello Colonna e una carbonara di quelle da dire "allora è così che si fa?" - da consigliare caldamente a chi la conosce e abbisogni però di una pietra di paragone. Un tortino di aliciotti e indivia da poter andare davanti a Jahvè. Finalmente della giusta umidità e consistenza, davvero eccellente. Ci siamo voluti concedere un finale in crescendo: scaloppa di foie gras accompagnata dalla sua composta, pere e un buonissimo pane allo zenzero. Un calice di chablis e non ricordo cos'altro nobilmente muffato. Da mettere in riga più di qualche eccellente sauterne. Crescendo Rossiniano (avrebbe gradito pure quel vecchio ciccione goloso di Gioacchino). Ah, da bere abbiamo ben pescato dalla non enciclopedica (ma non se ne sentiva la mancanza) carta dei vini. Abbiamo iniziato con una nova domus terlan riserva 2006 e poi un merlot in purezza (ebbene sì) della generosa terra di Sicilia. Davvero fresco, nonostante molto alcolico al naso (forse 14,5
 
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